“OTTENUTO UN PRIMO PICCOLO RISULTATO AFFINCHÉ SI POSSA GARANTIRE LA SICUREZZA NEI CONFRONTI DEI CITTADINI”

“OTTENUTO UN PRIMO PICCOLO RISULTATO AFFINCHÉ SI POSSA GARANTIRE LA SICUREZZA NEI CONFRONTI DEI CITTADINI”

Un primo risultato a tutela dei cittadini si è finalmente raggiunto, ribadisco, ben venga tutto il turismo possibile nei nostri territori, ma come ho avuto modo di ribadire in più di un un’occasione, va garantita la sicurezza!

Tratto stradale: dopo un anno di inosservanza dell’ordinanza in vigore (n.134 del nov. 2018) e dopo che migliaia di persone vi hanno transitato inconsapevoli di violare un provvedimento ufficiale con tutti i rischi che potevano conseguire, questa mattina sull’albo pretorio del comune di Subiaco è stata pubblicata la “modifica” della suddetta

ordinanza che di fatto limita il raggio d’azione di divieto, nel tratto interessato della frana e nella zona adiacente la caduta dei massi.

Ponte laghetto San Benedetto: Modifica anche qui dell’ordinanza, possono accedervi

n.60 persone e non più di n.2 alla volta.

Domenica ci sarà un afflusso pari a quello a cui abbiamo assistito domenica scorsa, mi auspico che sapremo farci trovare pronti garantendo sicurezza, viabilità e servizi!

Chi siamo noi per voler costruire personaggi positivi

Nella tarda serata di lunedì 10 dicembre, Fabrizio Corona è stato aggredito nel bosco della droga di Rogoredo, nella periferia di Milano, dove si trovava per fare un servizio giornalistico sullo spaccio. Secondo quanto ha raccontato lo stesso ex fotografo dei vip, il 44enne sarebbe stato assalito da un gruppo di pusher che lo hanno circondato.

Corona era lì per un servizio televisivo su tossicodipendenza e spaccio che sarebbe dovuto andare in onda domenica sera nella trasmissione di Non è l’Arena di Massimo Giletti, su La7.

“Io mi sono recato lì solo con un operatore e un fonico per raccontare il parallelismo della mia tossicodipendenza e quella che colpisce l’Italia e la povera gente che vede uno stato inerme e una polizia disinteressata. Tutto questo solo per raccontare in maniera oggettiva, come ho sempre fatto, la realtà. “

Oggi la droga non fa più paura ed ha ragione Corona quando dice che nei parchi ci sono gli immigrati e i poveri disperati, perché le nuove generazioni l’acquistano direttamente con un click e sono le nuove droghe quelle sintetiche che possono provocare danni celebrali.

Ma ai giovani tutto questo non gli interessa , hanno voglia di sballarsi , perché annoiati.

Ma di certo non siamo noi a dover a tutti a costi inventare dei personaggi positivi , è la società che in questo momento di positivo ha poco.

Basta pensare all’aggressione del carabiniere da 50 incappucciati che per non essere incriminato non si è difeso.

Siamo noi i primi responsabili di una società che va ricostruita. Di ( Francesca Proietti Cosimi)

Corinaldo tragedia alla Lanterna Azzurra

Corinaldo. Tragedia alla Lanterna Azzurra.

L’autrice Marina Paterna dichiara: “Dove stanno le parole per esprimere la rabbia? Ci sono solo numeri: 490 i ragazzi registrati dal contapersone, tra i 1.400 e i 2.000 i ragazzi effettivamente presenti. Quanti i biglietti realmente venduti? Ma oggi di quale sicurezza parliamo? È chiaro che nel locale moltissime sono le incongruenze e chi di competenza si assumerà tutte le responsabilità del caso. Almeno adesso. La verità è che la sicurezza dovrebbe iniziare già da dentro casa. Si chiama confronto, dialogo, condivisione e molte altre volte scontro generazionale. E allora ci si chiude perché è più comodo, perché non si ha tempo. Tanto mio figlio è con gli amici. Moltissimi gli altri i genitori che, invece, seguono i propri figli, li accompagnano ed aspettano fuori dalla discoteca. Ma a volte tutto questo non basta. Perché poi, all’improvviso, un ragazzo impazzisce e spruzza il peperoncino negli occhi ai suoi coetanei per rubare probabilmente collanine, cellulari e soldi. Sì, perché questi oggi sono gli oggetti da ostentare e non i valori. E poi giri canale e al Grande Fratello vince Walter Nudo. Impensabile, un uomo che si è distinto esclusivamente per il suo meditare, per la sua euducazione, per i suoi sani principi e, meditate gente, meditate: per i suoi valori. Paradosso vero? Forse è di questo che abbiamo veramente bisogno, di valori. Facciamo un passo indietro però. Io, genitore, chiedo mai a mio figlio che musica ascolta chiuso nella sua cameretta? Invito mai i suoi amici a casa per cercare di capire chi frequenta? Chiedo a mio figlio cosa lo affligge? Guardo insieme a lui i video dei suoi cantanti preferiti, per sapere cosa guarda ma soprattutto cosa ne pensa e, nel caso in cui fosse, chi emula? Emulare forse questa è la parola corretta che esprime il fallimento di una coscienza critica. Se emulo, non ho un’identità forte; se non ce l’ho, non ho punti di riferimento talmente più forti da permettermi di distaccarmi da chi è più forte di me e quindi nel quale mi identifico. Un cantante che ostenta opulenza con collane e denti d’oro, che parla di soldi non è un buon esempio da seguire ma attenzione! Sfera Ebbasta parla anche di come e di quanta fatica gli sia costato arrivare al successo e di come sia difficile gestirlo. E se ho una coscienza critica forte, non sono abbastanza forte io, da distaccarmi da modelli in cui per cultura e per educazione familiare non riesco ad identificarmi? TRAP credo che siamo seriamente inTRAPpolati in un vortice di accuse. Siamo come quel pugile che si affanna a colpire a destra e a manca ma, mentre lo fa, non si accorge che dovrebbe fermarsi, voltarsi e

guardarsi indietro, perché qualcuno lo blocca dalla vita. Chi accusa il gestore del locale, chi la scelta di Sfera Ebbasta di esibirsi in un luogo non adeguato alla capienza massima. Ma vogliamo renderci conto sì o no, che i ragazzi, se stanno bene in casa, è dentro casa che costruiscono la loro coscienza critica? E che, se si cerca di entrare nelle loro stanze, hanno bisogno di raccontarci quel che vivono anche mentre non riescono a farlo? E allora io mi auguro che la vera sicurezza, da questo momento in poi, abbia inizio dentro casa.”

Ho sconfitto la Mafia Io sono Vivo

  A 25 anni

 

Dal giorno del sequestro del piccolo Di Matteo 

 

23 Novembre 2018 ore 18:00 

Cinema Politeama Multisala di Palermo

 

 

HO SCONFITTO la mafia. IO SONO VIVO!

 

Un libro di  

Marina Paterna

 

Prefazione di Giommaria Monti Autore Antimafia Rai

 

 

L’autrice presenta alla sua città il racconto intenso dei 779 giorni di prigionia. Scritto con la partecipazione del padre di Giuseppe, Santino Di Matteo. 

Uno dei primi Collaboratori di Giustizia dello Stato. 

 

Dal pentimento, al sequestro. Da un covo all’altro, allo scioglimento nell’acido. Sino al racconto del travaglio vissuto da un giornalista, nel riportare alla luce gli orrori di un passato incancellabile. 

 

Dedicato al Giornalista Marco Sacchi 

e all’intero Ordine dei Giornalisti.

 

 

 

Il libro liberamente ispirato alla storia di Giuseppe Di Matteo, figlio           di Santino ex mafioso e collaboratore di giustizia. Giuseppe fu rapito          il 23 novembre 1993 su ordine di Giovanni Brusca, con l’intento                 di tappare la bocca al padre, che aveva iniziato a collaborare.

Il bambino fu spostato da un covo all’altro per mezza Sicilia, ma è nell’ultimo bunker che rimase per 180 lunghissimi giorni, prima di essere strangolato e dissolto nell’acido.

Il racconto è come un puzzle, composto da momenti freddi e agghiaccianti come i numeri che l’autrice definisce i numeri del disonore:

93 l’anno di cattura

12 i suoi anni

23 il giorno del sequestro

779 i giorni di prigionia

11 il giorno dello scioglimento nell’acido

96 la fine dell’agonia

L’autrice Marina Paterna, subito dopo l’uccisione del Generale Dalla Chiesa si trasferisce con la famiglia a Palermo. Città in cui incontrerà, nell’ufficio del padre, presso la Procura Generale di Palermo due figure di riferimento fondamentali per la sua crescita morale: Falcone e Borsellino

Decide nel suo libro “HO SCONFITTO la mafia. IO SONO VIVO!” di raccontare un fatto di cronaca tra romanzo ed autobiografia, andando alla ricerca del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, che per la prima volta si presenta come padre a volto scoperto.

Il libro è un romanzo corale, dove a narrare non è mai una sola voce ma una coscienza universale.

Dedicato a tutti quegli uomini di penna uccisi, morti ammazzati per aver onorato e perseguito i valori di verità e giustizia.

Al giornalista Marco Sacchi, amico di famiglia scomparso prematuramente, primo fotoreporter della strage di Capaci e collaboratore alla sceneggiatura del film tratto dal romanzo.

Marina lascia ai suoi lettori un desiderio da realizzare: “Cancellatela questa macchia sulla Sicilia. Lustratela e prendetevene cura. È Casa Vostra.”

Per crescere un bambino ci vuole un villaggio

Insegnate ai vostri figli il discernimento morale ed etico

Papa Francesco nel incontro con i genitori e insegnanti parla di educazione,di comunicazione tra genitori e figli, di non lasciarli crescere da soli. Parla di collaborazione tra scuola e famiglia, in occasione del incontro con l’associazione genitori .

Con la speranza che in questo nuovo anno scolastico si respiri più senso civico.

Occorre cambiare, è l’ appello del Papa. E per fare questo cambiamento, sottolinea, «occorre che qualcuno faccia il primo passo, vincendo il timore dell’ altro e tendendo la mano con generosità. Per questo vi invito a coltivare e alimentare sempre la fiducia nei confronti della scuola e degli insegnanti: senza di loro rischiate di rimanere soli nella vostra azione educativa e di essere sempre meno in grado di fronteggiare le nuove sfide educative che vengono dalla cultura contemporanea, dalla società, dai mass media, dalle nuove tecnologie. Se è giusto lamentare gli eventuali limiti della loro azione, è doveroso stimarli come i più preziosi alleati nell’ impresa educativa che insieme portate avanti».

Francesco cita un proverbio africano: “Per educare un bambino ci vuole un villaggio”. «Perciò, nell’ educazione scolastica», commenta, «non deve mai mancare la collaborazione tra le diverse componenti della stessa comunità educativa».

Francesco ricorda inoltre che «contribuire a eliminare la solitudine educativa delle famiglie è compito anche della Chiesa, che vi invito a sentire sempre al vostro fianco nella missione di educare i vostri figli e di rendere tutta la società un luogo a misura di famiglia, affinché ogni persona sia accolta, accompagnata, orientata verso i veri valori e messa in grado di dare il meglio di sé per la crescita comune». Infine, invita i genitori a considerare i figli come «il dono più prezioso che avete ricevuto» e a custodirlo «con impegno e generosità, lasciando ad essi la libertà necessaria per crescere e maturare come persone a loro volta capaci, un giorno, di aprirsi al dono della vita. E conclude: «Insegnate ai vostri figli il discernimento morale, il discernimento etico: questo è buono, questo non è tanto buono, e questo è cattivo. Che loro sappiano distinguere. Ma questo si impara a casa e si impara a scuola: congiuntamente, tutte e due».

Allarme Bullismo

I dati che ci arrivano dall’Unicef sono allarmanti, i nostri figli sono vittime di bullismo ogni giorno, dentro e fuori scuola , a volte nel silenzio della solitudine della loro età, senza un confronto senza chiedere aiuto.

Soli senza che genitori ed insegnanti si accorgano che qualcosa non va e magari il loro mutismo è confuso per ragazzo asociale.

Riportiamo i dati di ansa:

Metà degli studenti fra i 13 e i 15 anni nel mondo – circa 150 milioni – hanno riferito di aver subito violenza da parte dei loro coetanei a scuola e fuori”. E’ quanto attesta un nuovo rapporto lanciato oggi dall’Unicef.

Secondo lo studio ‘An Everyday Lesson: #ENDviolence in Schools’ la violenza tra coetanei – misurata come il numero di bambini che hanno riferito di essere stati vittime di bullismo nell’ultimo mese o che sono stati coinvolti in scontri fisici nell’ultimo anno – “è una componente diffusa dell’istruzione dei giovani nel mondo. Ha un impatto sull’apprendimento degli studenti e sul loro benessere sia nei paesi poveri sia ricchi”.

Il rapporto, come spiega una nota, sottolinea diversi modi in cui gli studenti subiscono violenza in classe e fuori. “Secondo gli ultimi dati dell’Unicef, a livello globale, poco più di 1 studente su 3 fra 13 e 15 anni è vittima di bullismo e circa la stessa percentuale è coinvolta in scontri fisici; 3 studenti su 10 in 39 paesi industrializzati ammettono di esercitare bullismo sui loro coetanei. Nel 2017 – scrive poi l’Unicef -, sono stati registrati 396 attacchi documentati o verificati sulle scuole nella Repubblica Democratica del Congo, 26 sulle scuole in Sud Sudan, 67 attacchi in Siria e 20 attacchi in Yemen. Circa 720 milioni di bambini in età scolastica vivono in paesi in cui le punizioni fisiche a scuola non sono completamente proibite”.

“Le ragazze e i ragazzi sono egualmente esposti al rischio di bullismo, ma le ragazze hanno maggiori probabilità di essere vittime di forme psicologiche di bullismo e i ragazzi incorrono in un rischio maggiore di violenze fisiche e minacce. In Italia, il 37% degli studenti fra i 13 e i 15 anni hanno riferito di essere stati vittime di bullismo a scuola almeno una volta negli ultimi due mesi e/o di essere stati coinvolti in scontri fisici almeno una volta nei 12 mesi passati”,

Telecamere in asili e ospizi arriva la legge

Va avanti il progetto scuole sicure e ospizi , a tutela dei più deboli sarà inserita la video sorveglianza ne avevamo già parlato mesi fa , ma ormai sembra che la legge sia prossima.

Telecamere negli asili nido e negli ospizi. Il Viminale porta avanti il suo progetto sicurezza a tutto campo, e dopo l’avvio della sperimentazione dei taser e la direttiva scuole sicure, “è al lavoro per prevedere la videosorveglianza negli asili nido, così come nelle strutture socio-assistenziali che ospitano anziani e disabili”. Ad annunciarlo sono i sottosegretari Stefano Candiani e Nicola Molteni: “Il progetto – aggiungono – è una storica battaglia della Lega. L’obiettivo, come già stiamo facendo in altri campi come l’immigrazione, è passare dalle parole ai fatti”.il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha presentato al Viminale il progetto “Scuole sicure“, che riguarderà per adesso, le quindici principali città italiane. La nuova direttiva contiene “indirizzi in materia di attività di prevenzione e contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti” tra i più giovani. E prevede due milioni e mezzo per prevenzione, controllo, videosorveglianza degli istituti scolastici, con tanto di Daspo. “Il ministero ha investito 2 milioni e mezzo di euro per la video sorveglianza” e per una maggiore presenza di forze dell’ordine fuori dalle scuole.

La trappola di siti e social media

Riporto per intero i dati rilevati da Vittorio Rizzi investigatore della direzione anticrimine i dati sono allarmanti .

Il web è il primo bersaglio il predatore si maschera da persona perbene per adescare e poi agire.

Ragazze sedotte con modi gentili e poi diventate oggetto di una violenza selvaggia, oppure adescate via Internet grazie ai siti di appuntamento che troppo spesso si trasformano in una trappola infernale. Il messaggio di Vittorio Rizzi, investigatore di altissimo livello, che guida la Dac, Direzione anticrimine della polizia, è fin troppo esplicito: «Bisogna evitare ogni situazione di potenziale rischio. È importante sapere che sul web il soggetto predatore si maschera meglio grazie alle false identità e anche quando si svela lo fa in maniera subdola. Per questo non bisogna cedere alle lusinghe degli appuntamenti al buio».

L’esempio più eclatante è svelato dalle indagini che hanno portato in carcere l’imprenditore di Parma Federico Pesci, che con un amico pusher nigeriano ha sequestrato e stuprato per ore una ragazza di 21 anni conosciuta in chat.

Ma l’analisi delle denunce fa emergere come questa modalità di approccio sia in costante e pericoloso aumento.

Più di 2.300 violenze denunciate in sei mesi

È stato il prefetto Franco Gabrielli a imporre una politica di prevenzione che passa dalla protezione delle donne già al primo episodio di maltrattamento in famiglia e si sviluppa con un’azione affidata a gruppi investigativi specializzati. Una linea che sembra dare risultati concreti. Dopo un aumento costante e addirittura un’impennata delle denunce nel 2017, nei primi sei mesi del 2018 c’è stato infatti un calo pari al 15 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ma questo non basta a rassicurare, perché il numero dei reati rimane comunque altissimo. Sono 2.311 episodi denunciati con una media di 11 violenze al giorno. Ancora tante, troppe. E se si esamina il dettaglio della statistica si scopre che sono ancora moltissimi gli stupri compiuti tra le mura domestiche, sia tra gli italiani, sia nelle comunità straniere. Ecco perché uno degli strumenti ritenuti fondamentali nella prevenzione è il «protocollo Eva» (Esame Violenze Agite) che — come chiarisce lo stesso Rizzi — «nei casi di liti in famiglia consente di inserire nella banca dati delle forze di polizia (Sdi) le informazioni utili a ricostruire tutti gli episodi di violenza domestica che hanno coinvolto un nucleo familiare.

I poliziotti che arrivano sul posto sono dunque preparati al tipo di intervento da compiere, sanno se in passato qualcun altro ha dovuto compiere un intervento analogo, se qualcuno detiene armi o ha precedenti, se ci sono bambini coinvolti. E questo è fondamentale per far sentire al sicuro chi è gia stata coinvolta in atti violenti, per rassicurarla e convincerla a denunciare, comunque a chiedere aiuto».

173 minorenni hanno subito violenza

Da gennaio alla fine di luglio sono state 1.646 le italiane che hanno presentato denuncia e 595 le straniere, oltre a settanta di nazionalità ignota, per un totale di 2.311 donne. Tra i violentatori sono stati identificati 1.628 italiani e 1.155 stranieri con un’incidenza percentuale di questi ultimi sulla popolazione che certamente appare molto alta. Tra loro ci sono 176 romeni, 154 marocchini, 67 nigeriani, 58 albanesi e 56 tunisini oltre a 143 uomini di cui non è stato possibile accertare la nazionalità. E fa paura il numero di ragazzine sotto i quattordici anni che hanno subito violenza negli ultimi sei mesi: ben 173, tra loro 147 italiane. Una realtà ben delineata nel dossier preparato dalla Dac nel marzo scorso e relativo all’attività svolta fino al dicembre 2017. La relazione analizza proprio l’identità di vittime e carnefici, mettendo in evidenza gli aspetti sui quali bisogna intervenire in maniera ancora più efficace sia per la prevenzione, sia per la repressione.

Non a caso è proprio Gabrielli a sottolineare nella premessa la necessità di applicare la legge, ma anche alimentare «la rete composta da istituzioni, enti locali, centri antiviolenza, associazioni di volontariato che si impegnano ogni giorno per affermare un’autentica parità di genere, contro stereotipi e pregiudizi». «L’analisi dei dati — è scritto nel documento — mostra un andamento quasi costante nel tempo del numero delle violenze sessuali commesse, con un lieve aumento nell’ultimo biennio (+5%). Il novanta per cento chi subisce e è di sesso femminile. Rispetto agli altri delitti finora analizzati (omicidi volontari, atti persecutori, maltrattamenti in famiglia) l’età mostra incidenze diverse. Le cittadine italiane minorenni vittime di questo delitto sono oltre il ventuno per cento nel 2017. Un’analisi più approfondita delle denunce ha consentito di verificare i luoghi dove vengono principalmente commesse le violenze sessuali. A differenza degli altri delitti spia, la percentuale di autori di cittadinanza straniera è molto più alta, pur se comunque inferiore a quella degli italiani. Oltre il novanta per cento dei presunti autori sono cittadini maggiorenni, sia che ci si riferisca agli italiani che agli stranieri».

La circolare ai questori per attivare la «rete»

È stato proprio Rizzi a trasmettere una circolare ai questori che detta le regole di intervento. La linea nel rapporto con la vittima è chiara: «Fornire una completa e analitica informazione circa gli strumenti — amministrativi e penali — previsti dalla normativa di settore cui la persona offesa può accedere; prevedere, in seno agli uffici, dei criteri di priorità nella gestione dei procedimenti in materia che assicurino agli stessi una «corsia preferenziale» di trattazione; prendere in carico la vittima in ambiente idoneo attraverso personale altamente qualificato, capace di cogliere nella narrazione tutti gli episodi di violenza (o connotati da un coefficiente di pericolosità), ed evitare atteggiamenti di minimizzazione delle condotte esposte; rimanere in contatto costante con la vittima, anche successivamente al primo approccio, facendosi parte attiva nel mantenere i rapporti anche per acquisire ulteriori elementi informativi sull’evoluzione della vicenda esposta; attivare la rete antiviolenza per realizzare le più opportune forme di intervento integrato con servizi sociali e centri antiviolenza attivi sul territorio; attivare il Protocollo Eva». A questo si aggiunge l’attività della polizia postale guidata da Nunzia Ciardi che monitora il web e i siti specializzati proprio per proteggere in particolare le minorenni. Con un’attenzione particolare ai social che — come spiega uno degli analisti — sono apparentemente più rassicuranti, ma in realtà rappresentano uno degli strumenti maggiormente utilizzati per ingannare la propria preda e poi catturarla».

Fonte Corriere della sera

Comunicare in Famiglia

La comunicazione in famiglia è la chiave del successo. Un buon dialogo tra genitori e figli è indispensabile per prevenire o intervenire rapidamente se c’è un problema.

La mancanza di questa comunicazione nei casi più gravi può portare a conseguenze anche disastrose.

Ma qual è il segreto per impostare un buon rapporto comunicativo?

Secondo la dottoressa Rachel Andrews, psicoterapeuta e membro della British Psychological Society, è fondamentale impostare un ascolto trasversale: cioè non un dialogo frontale, ma parlare liberamente con i figli mentre si fa altro.

“In generale raccomando di  fare qualcosa insieme per circa 10 minuti al giorno. Ci sono tante attività che si prestano all’ascolto laterale: giocare (con i piccoli), cucinare, fare jogging o altri sport (con i grandicelli). L’obiettivo è rendere questo spazio un’abitudine fissa così i figli sapranno di poter contare su questo tempo esclusivo insieme a voi”.

Il consiglio è poi di lasciare che i bambini dirigano la conversazione, mentre i genitori si devono limitare all’ascolto. Si possono fare dei commenti, ma senza mettere in discussione quello che i ragazzi stanno raccontando. In questo modo si nutre attivamente il rapporto e si costruisce nel bambino la fiducia di poter parlare con i genitori di qualsiasi cosa, dai piccoli problemi del quotidiano alle situazioni più preoccupanti.”

Anche se ci viene raccontato qualcosa che ci sconvolge , manteniamo la calma , ed ascoltiamo .

Impariamo ad ascoltare perché il padrone, nei rapporti umani non esiste, non possiamo cercare di imporre qualsiasi, le nostre idee, non possiamo pensare che gli altri siano scemi perché non pensano come noi.

Il cervello è fatto per pensare , gli occhi per guardare la bocca per parlare.

La vera Emergenza sicurezza violenza sulla donna

I reati per furti e rapina sono diminuiti la vera emergenza sicurezza è la violenza sulla donna .

Continuano a crescere i femminicidi, lo stupro e lo stalking ma le donne sono sempre più sole.

numero di omicidi contro le donne fa parte del pacchetto di dati presentati, come da tradizione, a metà agosto dal Viminale, quando il Ministro fa punto della situazione sulla sicurezza con le informazioni relative ai 12 mesi precedenti. E questo è un tema sul quale nessun ministro degli Interni degli ultimi sette anni può reclamare alcuna vittoria. I numeri, come avevamo già scritto qui su AGI, non migliorano affatto.

Omidici con vittime donne

Suddivisi per autore dell’omicidio

PartnerEx partnerFamiliare

al 31 luglio 2013

45

20

37

al 31 luglio 2014

72

9

72

al 31 luglio 2015

86

73

al 31 luglio 2016

54

17

64

al 31 luglio 2017

64

14

50

al 31 luglio 2018

48

70

Fonte: Viminale Get the data Created with Datawrapper

Negativo anche il trend di denuncia per lo stalking, un altro fatto che dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Le donne denunciano meno perché il fenomeno va migliorando o, come molti casi di cronaca recente sembrerebbero suggerire, perché invece la denuncia viene percepita come inutile se non è seguita da azioni concrete da parte delle istituzioni cui le donne si rivolgono?

Anche in questo caso, probabilmente, un riferimento preciso ai dati concreti renderebbe più corretta la descrizione del fenomeno e meno facile da veicolare una narrazione che vede spesso gli stranieri additati come responsabili delle violenze e delle aggressioni. Perché lo stalking è un tema che riguarda soprattutto gli italiani, visto che oltre l’80% delle donne che denunciano, denunciano un cittadino italiano.

Il fatto è che i dati generali, che si riferiscono ai dodici mesi compresi tra il primo di agosto del 2017 e il 31 luglio del 2018, dimostrano, in realtà, che la sicurezza nel nostro Paese per quanto riguarda i crimini comuni è aumentata, non diminuita.

Il rapporto ufficiale 2018 confronta i dati di quest’anno con quello precedente. Per avere uno sguardo più ampio e contestualizzare meglio, abbiamo deciso di allargare l’analisi a un periodo più ampio e siamo andati a vedere quali sono i numeri nei rapporti dal 2012 a oggi. In questo periodo si sono succeduti al Viminale quattro ministri, da Annamaria Cancellieri, sotto il governo Monti, all’attuale ministro Matteo Salvini, in carica dal 1 giugno scorso, passando per Angelino Alfano e Marco Minniti.

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