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Come riconoscere la violenza psicologica

Eppure è un reato penale, come la violenza fisica, viene punita allo stesso modo.

La cosa che non capisco è come una persona intelligente come lei abbia potuto accettare di essere trattata così.” Poiché anche io, e immagino molti altri, mi sono sentita rivolgere questa frase più di una volta, ho cominciato a interrogarmi su cosa spinga le persone a sottomettersi, e spesso anzi a cooperare, al proprio annientamento psicologico—a vari livelli di gravità.

La violenza psicologica è più sfuggente di quella fisica o sessuale, ma comunque reale—nonché un reato. In particolare sono due i fattori che possono indicare una situazione di abuso: l’isolamento che l’aggressore ritaglia intorno alla vittima e la dispercezione—ovvero la vittima non è più in grado di riconoscere gli abusi come tali né di ricordare il suo valore. Eppure gli abusi sono spesso evidenti: manie di controllo, insulti, svalutazione, derisione, stalking, gelosia immotivata. E nonostante negli ultimi dieci anni in Italia la violenza fisica sessuale o psicologica sia diminuita, almeno due problemi radicati restano: solo l’11,8 percento delle vittime denuncia gli abusi subiti, e facendo ricerca mi sono resa conto che c’è sempre un sottinteso piuttosto angosciante al termine “violenza psicologica”.

Ci sono molti uomini che subiscono violenza psicologica e magari non sono capaci di riconoscerla, donne possessive o semplicemente ex cattive che vi vogliono rovinare la vita è l’esistenza.

Un matto si riconosce subito , siate intelligenti da allontanare subito le persone negative.

Per crescere un bambino ci vuole un villaggio

Insegnate ai vostri figli il discernimento morale ed etico

Papa Francesco nel incontro con i genitori e insegnanti parla di educazione,di comunicazione tra genitori e figli, di non lasciarli crescere da soli. Parla di collaborazione tra scuola e famiglia, in occasione del incontro con l’associazione genitori .

Con la speranza che in questo nuovo anno scolastico si respiri più senso civico.

Occorre cambiare, è l’ appello del Papa. E per fare questo cambiamento, sottolinea, «occorre che qualcuno faccia il primo passo, vincendo il timore dell’ altro e tendendo la mano con generosità. Per questo vi invito a coltivare e alimentare sempre la fiducia nei confronti della scuola e degli insegnanti: senza di loro rischiate di rimanere soli nella vostra azione educativa e di essere sempre meno in grado di fronteggiare le nuove sfide educative che vengono dalla cultura contemporanea, dalla società, dai mass media, dalle nuove tecnologie. Se è giusto lamentare gli eventuali limiti della loro azione, è doveroso stimarli come i più preziosi alleati nell’ impresa educativa che insieme portate avanti».

Francesco cita un proverbio africano: “Per educare un bambino ci vuole un villaggio”. «Perciò, nell’ educazione scolastica», commenta, «non deve mai mancare la collaborazione tra le diverse componenti della stessa comunità educativa».

Francesco ricorda inoltre che «contribuire a eliminare la solitudine educativa delle famiglie è compito anche della Chiesa, che vi invito a sentire sempre al vostro fianco nella missione di educare i vostri figli e di rendere tutta la società un luogo a misura di famiglia, affinché ogni persona sia accolta, accompagnata, orientata verso i veri valori e messa in grado di dare il meglio di sé per la crescita comune». Infine, invita i genitori a considerare i figli come «il dono più prezioso che avete ricevuto» e a custodirlo «con impegno e generosità, lasciando ad essi la libertà necessaria per crescere e maturare come persone a loro volta capaci, un giorno, di aprirsi al dono della vita. E conclude: «Insegnate ai vostri figli il discernimento morale, il discernimento etico: questo è buono, questo non è tanto buono, e questo è cattivo. Che loro sappiano distinguere. Ma questo si impara a casa e si impara a scuola: congiuntamente, tutte e due».

Legge 104 cosa c’è da sapere

E’ al primo posto sul assenteismo la famosa legge 104.

Chi usufruisce della Legge 104 o dei permessi di congedo da lavoro perde una parte della retribuzione o viene in qualche modo penalizzato? La risposta è no. Infatti in entrambi i casi la legge riconosce la copertura pensionistica gratuita su tali periodi. Pertanto nei casi specificatamente previste ci si può assentare dall’attività lavorativa potendo contare sui contributi figurativi per la pensione.

Legge 104  e congedo, in caso di assenza dal lavoro

La legge 104/1992 consente al lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità che risulti essere il coniuge, parente o affine entro il secondo grado, di godere di tre giorni al mese di permessi retribuiti a condizione che il disabile non sia ricoverata a tempo pieno. La legge 104 dà diritto a tre giorni di permesso mensile. Utilizzabili anche sotto forma di permessi frazionati o di permessi giornalieri per ciascun giorno di lavoro nel mese. Esistono alcune distinzioni. Infatti si tratta di 2 ore al giorno se l’orario di lavoro è di 6 ore o superiore. Mentre è di 1 ora al giorno se l’orario di lavoro è inferiore alle 6 ore.

Legge 104  e congedo, contribuzione figurativa integrativa

In caso di assenza dal lavoro i periodi sono coperti figurativamente ai fini pensionistici sia a fini del diritto che della misura della pensione. Le modalità e i criteri in base a cui determinare il valore dei permessi vengono stabiliti con le stesse regole previste per l’accredito figurativo (legge 183/2010 articolo 40). La contribuzione figurativa è attribuita in quota integrativa.

Legge 104  e congedo, in cosa consiste

L’articolo 42, comma 5 del Dlgs 151/2001 riconosce ai lavoratori dipendenti il diritto di un congedo straordinario sino ad un massimo di due anni per ciascun disabile. I diritti sono riconosciuti ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. La legge stabilisce un’indennità di congedo, pari all’ultima retribuzione percepita e la relativa copertura figurativa utile sia ai fini del diritto che della misura della pensione da definire in base alle regole generali previste dall’articolo 40 della legge 183/2010.

Legge 104  e congedo, tetto massimo

Esiste un tetto massimo stabilito dall’Inps che nel 2018 è del’importo di euro 47.967 euro cifra. La somma deve contemplare sia l’indennità economica che l’accredito figurativo. In particolare la quota dell’indennità economica non deve superare il valore di 36.066,00 euro. La restante somma, ovvero 11.901 euro corrispondente al 33% dell’aliquota contributiva, è a disposizione dell’Inps per l’accredito dei contributi figurativi.

11 settembre ore 8.45 il giorno che sconvolse il mondo

11 settembre ore 8.45 il giorno che sconvolse il mondo

Sono passati 17 lunghi anni , da quel giorno 11 settembre ore 8.45 , vengono dirottati aerei sulle Torri gemelle . Il mondo non sarà più lo stesso.

A New York si cammina sempre con il naso rivolto in sù, e così anche quando si giunge nell’area dell’ex World Trade Center, viene subito spontaneo alzare gli occhi per cercare di colmare quel vuoto enorme che si spalanca alla vista. L’aria tagliente e affilata attraversa uno spazio immenso dove le Reflecting Pools, ricavate da quelle che una volta erano le fondamenta delle Twin Towers, ricalcano i confini di ciò che è stato lì strutturalmente, ma che spiritualmente invece è ancora molto presente.

I 2983 nomi delle vittime sono disposti su 76 placche di bronzo che formano i bordi delle vasche del Memoriale. La loro disposizione non è casuale ma basata sull’utilizzo di un algoritmo che definisce le relazioni sociali, professionali ricostruite attraverso testimonianze di parenti e amici antecedenti l’attacco terroristico. I nomi delle persone perite nella Torre Nord (WTC1) sono uniti ai nomi dei passeggeri e all’equipaggio del volo American Airlines 11 che colpì la Torre Nord e sono disposte attorno al perimetro della North Pool, mentre coloro che perirono nella Torre Sud (WTC2) ed i passeggeri e l’equipaggio del volo United Airlines 175 che colpì la Torre Sud sono disposti al perimetro South Pool. Un cartello invita i visitatori a toccare i nomi incisi sui pannelli disposti intorno alle piscine; scorrendo con i polpastrelli le lettere scolpite in rilievo più che mai si avverte la loro assenza. Questa è la particolarità di questo memoriale, qui sono i sensi ad essere per primi coinvolti e trascinati nel ricordo di una delle più brutali tragedie che l’umanità ricordi. Imprimere i nomi lungo tutto il perimetro delle vasche è imprimerli nel ricordo del mondo intero.

Protezione per le donne che denunciano

Nel periodo dal 1 agosto 2017 al 31 luglio 2018, se gli omicidi diminuiscono (da 371 a 319, il 16,3% in meno), le donne sono state vittime del 37,6% degli 319 omicidi volontari e, in particolare, del 68,7% dei 134 omicidi maturati in ambito familiare/affettivo. Ad “armarsi” nell’89,6% dei casi é il partner, l’ex partner (l’85,7%) o un altro familiare (58,6%). E troppo spesso il grido di aiuto delle vittime resta inascoltato e finisce con un grande silenzio.

Ci vorrebbe un vaccino, contro i femminicidi. Ma culturale. E l’unico vaccino che abbiamo è l’educazione sentimentale. Che molti uomini non conoscono. Anche quelli che le donne non le uccidono. L’uomo non conosce il «no», non tollera il rifiuto, non conosce l’indipendenza, teme di più la solitudine. Non sa camminare sul bordo vertiginoso della libertà e del rispetto. Confonde il sentimento con il possesso. Cosa che fa anche la donna. Ma di «maschicidi» non ce n’è quasi nemmeno uno. Le donne, come molti uomini, stalkerizzano, allineano nelle loro fragilità le stesse forme di persecuzione e perfidia dell’uomo. Ma di fronte alla violenza si fermano. Non ce l’hanno dentro, non è nel loro dna. Sanno ricominciare, le donne. Sempre o quasi sempre. E se non ci riescono fanno male solo a se stesse. L’uomo no. E’ antropologicamente violento, ha radicato il senso del potere (diverso da quello femminile), è la fragilità elevata a livore e vendetta. Non sa lasciare il campo. Trascina con sé la donna che dice di amare del suo «amore» malato. La uccide, qualche volta si uccide. E se resta vivo balbetta anche nel chiedere scusa. Senza avere ancora capito.

L’educazione sentimentale

L’educazione sentimentale. Sempre più uomini per fortuna ce l’hanno, la coltivano. Il genere non va demonizzato, ma il problema resta. Un problema culturale. Che parte dalla famiglia e dalla scuola. I genitori sono la prima «agenzia formativa». La loro storia affettiva è il libro di testo, sempre lo sappiano scrivere. Il loro linguaggio, i loro gesti quotidiani, il loro modo di amarsi. E soprattutto, quando accade, quello di lasciarsi. Una separazione può essere un grande, seppur doloroso, atto di civiltà per chi la chiede o la subisce ma soprattutto per i figli che a tutto questo assistono. Nessuno nasce «saputo» in amore, la formula non è in vendita. Certo l’ignoranza è contro l’amore, come spesso lo sono i soldi, le scorciatoie emotive, la mala educazione. Ancor prima di quella sentimentale. Che andrebbe per questo insegnata anche a scuola. Insieme a quella civica. Educazione civico-sentimentale. Ce n’è bisogno. Soprattutto per i giovani. Lo si può fare insegnando letteratura, scienza, filosofia, arte.bisogna cambiare gli uomini. A cominciare, appunto, da chi meglio può imparare. Gli uomini di domani.

Voi siete davvero felici o volete apparire felici

Voler dimostrare a tutti i costi la propria felicità agli altri non è sano

Vi siete mai fermati a pensare: “a cosa serve pubblicare questa foto su Facebook?” Probabilmente no, perché ormai è un meccanismo quasi automatico. In realtà, non si ottiene nulla dal postare su Facebook foto o frasi sulla propria felicità: è un meccanismo poco sano che quasi “impone” la nostra felicità sugli altri. Ma è comprensibile, in un mondo che ci chiede sempre di più di apparire, anche la nostra felicità ha diritto di farsi vedere sui social. O forse no…

E voi, siete una coppia social che condivide ogni momento di vita quotidiana su Facebook? Beh, potreste non essere poi così felici… Pensiamoci bene: vedrete che tutto acquisterà senso in questa prospettiva. Le persone felici non hanno bisogno di spostare l’attenzione dalla loro vita reale a quella virtuale, proprio perché la realtà che stanno vivendo è molto più appagante dei social. Avete mai fatto caso che quando state bene con qualcuno, il cellulare viene dimenticato sul fondo della borsa? Le coppie felici, infatti, non condividono quasi nulla della loro vita sui social: un banalissimo like dagli “amici” di Facebook vale ben poco rispetto alla compagnia della persona che si ama.

Continuiamo a bere del pessimo vino preoccupati che i calici siano di cristallo”.

Questa frase di Mirco Stefanon fa riflettere su quanto l’apparire, in questo momento storico, abbia una valenza di gran lunga maggiore rispetto all’essere.

In questo, la nostra società basata sull’immagine sicuramente non aiuta, proponendo una cultura fatta di icone generate dal mondo della moda, dello sport, dello spettacolo e della televisione che si mostrano sempre al meglio nelle loro ville lussuose o a bordo di yacht costosissimi mentre sfoggiano facce sempre sorridenti come se per loro la vita fosse ogni giorno una festa. Ma la loro vita è davvero così perfetta come sembra?

Allarme Bullismo

I dati che ci arrivano dall’Unicef sono allarmanti, i nostri figli sono vittime di bullismo ogni giorno, dentro e fuori scuola , a volte nel silenzio della solitudine della loro età, senza un confronto senza chiedere aiuto.

Soli senza che genitori ed insegnanti si accorgano che qualcosa non va e magari il loro mutismo è confuso per ragazzo asociale.

Riportiamo i dati di ansa:

Metà degli studenti fra i 13 e i 15 anni nel mondo – circa 150 milioni – hanno riferito di aver subito violenza da parte dei loro coetanei a scuola e fuori”. E’ quanto attesta un nuovo rapporto lanciato oggi dall’Unicef.

Secondo lo studio ‘An Everyday Lesson: #ENDviolence in Schools’ la violenza tra coetanei – misurata come il numero di bambini che hanno riferito di essere stati vittime di bullismo nell’ultimo mese o che sono stati coinvolti in scontri fisici nell’ultimo anno – “è una componente diffusa dell’istruzione dei giovani nel mondo. Ha un impatto sull’apprendimento degli studenti e sul loro benessere sia nei paesi poveri sia ricchi”.

Il rapporto, come spiega una nota, sottolinea diversi modi in cui gli studenti subiscono violenza in classe e fuori. “Secondo gli ultimi dati dell’Unicef, a livello globale, poco più di 1 studente su 3 fra 13 e 15 anni è vittima di bullismo e circa la stessa percentuale è coinvolta in scontri fisici; 3 studenti su 10 in 39 paesi industrializzati ammettono di esercitare bullismo sui loro coetanei. Nel 2017 – scrive poi l’Unicef -, sono stati registrati 396 attacchi documentati o verificati sulle scuole nella Repubblica Democratica del Congo, 26 sulle scuole in Sud Sudan, 67 attacchi in Siria e 20 attacchi in Yemen. Circa 720 milioni di bambini in età scolastica vivono in paesi in cui le punizioni fisiche a scuola non sono completamente proibite”.

“Le ragazze e i ragazzi sono egualmente esposti al rischio di bullismo, ma le ragazze hanno maggiori probabilità di essere vittime di forme psicologiche di bullismo e i ragazzi incorrono in un rischio maggiore di violenze fisiche e minacce. In Italia, il 37% degli studenti fra i 13 e i 15 anni hanno riferito di essere stati vittime di bullismo a scuola almeno una volta negli ultimi due mesi e/o di essere stati coinvolti in scontri fisici almeno una volta nei 12 mesi passati”,

Telecamere in asili e ospizi arriva la legge

Va avanti il progetto scuole sicure e ospizi , a tutela dei più deboli sarà inserita la video sorveglianza ne avevamo già parlato mesi fa , ma ormai sembra che la legge sia prossima.

Telecamere negli asili nido e negli ospizi. Il Viminale porta avanti il suo progetto sicurezza a tutto campo, e dopo l’avvio della sperimentazione dei taser e la direttiva scuole sicure, “è al lavoro per prevedere la videosorveglianza negli asili nido, così come nelle strutture socio-assistenziali che ospitano anziani e disabili”. Ad annunciarlo sono i sottosegretari Stefano Candiani e Nicola Molteni: “Il progetto – aggiungono – è una storica battaglia della Lega. L’obiettivo, come già stiamo facendo in altri campi come l’immigrazione, è passare dalle parole ai fatti”.il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha presentato al Viminale il progetto “Scuole sicure“, che riguarderà per adesso, le quindici principali città italiane. La nuova direttiva contiene “indirizzi in materia di attività di prevenzione e contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti” tra i più giovani. E prevede due milioni e mezzo per prevenzione, controllo, videosorveglianza degli istituti scolastici, con tanto di Daspo. “Il ministero ha investito 2 milioni e mezzo di euro per la video sorveglianza” e per una maggiore presenza di forze dell’ordine fuori dalle scuole.

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