Nuova legge sul divorzio

Non si tratta di una nuova legge ma la corte di cassazione con una sentenza anticipa la politica .

Ricalcolo assegno mantenimento.

Come abbiamo detto, non si tratta di una legge, ma di una sentenza. Peraltro le Sezioni Unite hanno parlato solo del divorzio; per cui, in materia di separazione, non cambia assolutamente nulla. Ciò significa che marito e moglie, nel momento in cui intendono separarsi con un accordo, lo possono fare davanti al giudice o, a determinate condizioni, davanti al sindaco o con un accordo firmato davanti ai rispettivi avvocati.

Veniamo alle dolenti note: come si calcola l’assegno di mantenimento?

Il giudice deve ricostruire il tenore di vita che aveva la coppia quando ancora era sposata e fare in modo che il reddito del coniuge più “ricco” vada a compensare quello del più “povero” affinché quest’ultimo possa – nei limiti ovviamente del possibile – continuare a godere dello stesso potere di acquisto che aveva quando ancora era sposato. Una situazione solo tendenziale perché è noto che, con la separazione, i costi si duplicano e si va incontro a maggiori spese. Con la conseguenza che sarà impossibile che i due usufruiscano del medesimo tenore di vita.

Bisogna, per prima cosa, escludere – come invece aveva detto un anno fa la Suprema Corte – che l’assegno divorzile serva solo a garantire l’autosufficienza del coniuge più debole economicamente ossia la sua indipendenza. Bisogna tenere conto di una serie di altre circostanze che possono influire sull’ammontare dell’importo, tra cui l’età del richiedente e la durata del matrimonio. Tanto più è stata breve l’unione, tanto inferiore può essere la misura del mantenimento. Ma ciò che può cambiare l’entità dell’assegno divorzile è il contributo dato alla famiglia dal coniuge che richiede il sostegno. L’esempio classico è quello della moglie che rinuncia alla carriera pur di badare alla casa e ai figli, consentendo così al marito di concentrarsi sulla carriera e di guadagnare di più. La famiglia viene così considerata una sorta di società dove, alla divisione della stessa, si valutano gli apporti forniti dai soci durante la sua esistenza.

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Presa in ostaggio e picchiata dal compagno

È una di tante storie di donne che si lasciano andare al loro destino senza avere la consapevolezza che quello che stanno vivendo non è amore.

Donne che si lasciano picchiare perche paurose e senza il coraggio di affrontare l’uomo violento possessivo.

Possessione amore non hanno nulla a che vedere con l’amore.

Un uomo che usa violenza sulla mamma di suo figlio non è uomo e neanche animale perché gli animali sono più nobili.

E’ semplicemente un vigliacco con la paura di perdere quel qualcosa che lo fa sentire forte , quel qualcosa che lo fa sentire uomo , mezzo uomo .

Raccontiamo questa storia che se non fosse stato per i sanitari che tenevano in in cura la donna , forse oggi avremmo scritto dell’ennesima tragedia .

La teneva in ostaggio. L’aggrediva e picchiava. Nonostante la sua compagna fosse incinta di nove mesi. E’ una storia maledetta fatta di violenza e prevaricazione domestica.

Accede nell’hinterland di Ascoli Piceno, finita con la nascita del bambino e l’arresto di un 29enne da parte degli agenti della Squadra mobile di Ascoli in un’operazione alla quale hanno partecipato anche carabinieri e la polizia giudiziaria. Tutto è partito dalla segnalazione dei medici dell’ospedale Mazzoni che avevano in cura la donna, ascolana.

Lesioni, violenza privata e sequestro di persona le accuse che la Procura muove ora contro il 29enne, rinchiuso nel carcere di Marino del Tronto. Per l’accusa, la donna sarebbe stata segregata in casa: più volte era giunta al pronto soccorso con segni di violenza.

I sanitari si sono resi conto che non erano lividi da cadute o piccoli incidenti e, dopo la segnalazione in Procura, ne hanno avuto conferma da una perizia medico legale. L’uomo non ha riconosciuto il piccolo come figlio.

È difficile mi rendo conto prendere tutto e sbattere la porta e andare via , ma la vita è nostra unica e sola e nessuno deve interferire e nessuno deve privarci di libertà .

Quando di ama si lascia liberi di andare .

Assenteismo piaga del pubblico impiego

Andava al lavoro al mattino presto nell’ospedale di Campi Salentina (Lecce) in cui aveva l’incarico di direttore medico, ma poche ore dopo, senza certificare l’assenza passando il badge nell’apposito lettore, si allontanava per svolgere faccende private, e in particolare per occuparsi del suo hotel a Porto Cesareo. Di sera, poi, rientrava in ospedale per riuscirne poco dopo, passando il badge nel lettore per far risultare di avere lavorato l’intero pomeriggio. Per questo i carabinieri hanno notificato un provvedimento di interdizione di sei mesi per assenteismo a Pierenzo Indirli, direttore medico nell’ospedale di Campi Salentina, originario di Novoli. La sua attività extralavorativa è stata documentata dai carabinieri con foto e video.Quando è stato interrogato dal magistrato inquirente, il medico ha confessato.

L’assenteismo , pensare che quando scrivo di essere consulente mi infamano perché dovrei farmi gli affari miei, e non andare ad indagare.

Sono chiamato dalle aziende per indagare le veridicità delle assenze e soprattutto per indagare chi con una legge 104 ha la possibilità di allontanarsi dal lavoro per accompagnare disabili, ma in realtà nel più dei casi li troviamo a lavorare da altre parti questo è ciò che accade negli uffici pubblici, dove si è sempre lasciato troppo fare, dove ke persone sono sempre state zitte.

Con la legge sulla pubblica amministrazione sono cresciute le chiamate per consulenze perché il datore di lavoro ha i diritti di tutelarsi.

Viviamo felici nella stupidità

Vittorino Andreoli: “Siamo la società dell’homo stupidus stupidus stupidus. Oggi solo gli imbecilli possono essere felici”

La distruttività invece è la tendenza a fare del danno agli altri, ma anche a se stessi. Si uccidono moglie, figli e ci si uccide. È una piccola apocalisse. Ed è molto frequente nelle famiglie oggi.

La violenza è finalizzata a produrre danno agli altri. Uno è geloso perché c’è qualcuno che gli ha portato via l’oggetto d’amore, e si vendica violentemente: lo ammazza. Ma, realizzato questo scopo, la violenza decade.

Viviamo tra le frustrazioni tra le paure di perdere di restare soli.

Viviamo nel accontentarci di tutto perché abbiamo paura della solitudine, cerchiamo rapporti a tutti i costi , perché sistemare ciò che siamo interiormente fa paura.

Fa paura parlarci guardarci, fa paura capire.

Ecco le violenze, la paura di perdere ciò che possediamo e per tenerlo a noi nei nostri ricordi siamo pronti ad uccidere.

Siamo una società che vive felice sulla stupidità. Non siamo in grado di affrontare i problemi più comodo insabbiare la testa e mostrare sorrisi falsi che solo chi ha occhi profondi per guardarci capirà il bluff.

Gli insuccessi dei figli colpa dei genitori

Gli errori dei genitori

Gli errori frequenti da cui Business Insidermette in guardia sono sei e portano tutti a crescere figli destinati, in base a studi sociologici, a non avere successo nella vita da adulti. Il primo è quello di essere genitori troppo autoritari, perché in questo modo si scoraggia una comunicazione aperta e si facilita il radicamento di una serie di inibizioninei ragazzi.

Il secondo è consentire di stare davanti alla televisione sin dalla prima infanzia. Apparentemente stare incollati al piccolo schermo è strettamente collegato all’incapacità di comprendere i problemi di matematica.

Terzo errore è quello di gridare, atto inutile e controproducente nel lungo periodo, così come il ricorso (quarto errore) agli schiaffi o, peggio, a forme più gravi di violenza. Si tratta di atti che lasciano tracce indelebili e che sono destinati a creare disturbi cognitivi.

Il quinto comportamento da evitare è cercare di tenere tutto sotto controllo, trasformandosi in quelli che vengono definiti “genitori-elicottero”, proprio perché tentano di arrivare dappertutto: il risultato sarà quello di aumentare la probabilità che da adulti i propri figli soffrano di ansia e depressione.

Infine, non bisogna essere emotivamente distanti dai propri figli. A volte i loro piccoli problemi possono apparire insignificanti, ma non lo sono e troppo distacco può tradursi in traumi emotivi ed insicurezze.

Nelle famiglie si interagisce poco e male i genitori purtroppo tendono a sfogare la loro insoddisfazione sui figli e questo è quanto di più sbagliato si possa fare.

Forse accusare i genitori di essere i principali responsabili dei futuri insuccessi dei figli è un po’ esagerato, se non addirittura arrogante, ma resta il fatto che, studi e numeri alla mano, taluni comportamenti si siano rivelati controproducenti.

Cerchiamo di smussare ogni angolo

finché si è in tempo.

Se la famiglia si scioglie

Per la Società Italiana Scienze Forensi, però, non ci sarebbero dubbi: l’affidamento materialmente condiviso (il cosiddetto physical joint custody) – che prevede tempi paritetici o equipollenti di frequentazione dei figli, non più di due terzi e non meno di un terzo del tempo con ciascun genitore – va preferito a quello in cui l’affidamento è delegato prevalentemente a un solo genitore. Secondo la S.I.S.F. “l’affidamento materialmente condiviso è da intendersi – come – la migliore realizzazione delle esigenze della prole di usufruire di una equilibrata relazione emotivo-relazionale con le due figure genitoriali“.

Del resto, come dimostra l’esperienza di alcuni paesi intracomunitari anche culturalmente vicini all’Italia, esso ridurrebbe le probabilità di perdere il contatto con un genitore dopo la separazione e favorirebbe la crescita armoniosa della prole. Ma non solo. Gli scienziati forensi, ribadiscono che l’affidamento con tempi che tendono all’equipollenza con ciascun genitore “permetterebbe anche una potenziale diminuzione della conflittualità all’interno della coppia genitoriale che si vedrebbe

depauperata da tutte quelle motivazioni, a volte futili e strumentali, che alimentano, anche tramite denunce, l’impasse genitoriale“.

Insomma, l’affidamento materialmente condiviso restituirebbe una migliore sistemazione alla famiglia divisa e andrebbe pertanto favorito. Sul punto, soccorrono anche i dati delle altre nazioni che adottano il principio dell’affido condiviso. La Svezia è lo stato europeo con la maggiore percentuale di affidi in alternanza (40%, contro il 30% del Belgio e solo il 2% dell’Italia). Ma Paesi più vicini al nostro modo di vivere, come la Catalogna, hanno visto salire, in soli 5 anni, i numeri degli affidamenti materialmente condivisi dal 10 al 40%, lo stesso per Corte Valenciana, Baleari, Paesi Baschi. Infine, va considerata l’esperienza australiana che fornisce numeri positivi sulla riduzione della conflittualità grazie alla legge sull’affido materialmente condiviso (entrata in vigore nel 2006).

Dopo una separazione l’unica cosa a cui bisogna pensare è il bene dei figli , l’educazione.

Un conflitto tra genitore non servirebbe a niente, se non a intossicare la crescita dei bambini, che non hanno nessuna colpa se l’amore termina si affievolisce, che non hanno nessuna colpa se i genitori hanno deciso di allontanarsi.

Credo che a volte i figli sono anche sacrifici , se per loro dobbiamo fare delle rinunce oppure dobbiamo condividere ancora con i nostri ex è giusto perché alla fine ha più valore il bene di nostro figlio.

Gli orchi sono in casa

Sono padre di due bambine, il solo pensiero che qualcuno le possa toccare mi fa sentir male, mi fa salire una rabbia feroce che mi porta ad essere un animale.

I figli sono la cosa più bella che la vita ci può regalare, fanno i capricci ci fanno arrabbiare ma sono il nostro sangue, quel sangue che scorrerà nelle vene per sempre è l’unico legame che durerà tutta la vita, è l’unico amore a prima vista, sono un colpo di fulmine per noi papà , per le mamme è diverso perché li vivono per nove mesi, dentro di loro imparando a conoscere la loro voce.

Come può un padre, assodare uomini per far violentare una figlia, che non può urlare che non può difendersi perché disabile?

Perché i figli vengono usati per i nostri istinti, per le nostre manie.

Il figlio è un bene prezioso non solo a parole ma bisogna dimostrarlo con i fatti, il figlio cresce con gli insegnamenti di noi genitori, sono delle spugne percepiscono tutto.

Un Uomo che filma la figlia mentre viene violentata non ha diritto di essere padre, oltre che incriminato, arrestato gli va tolta la patria potestà anche degli altri figli.

Il padre della giovane, un uomo sulla quarantina sposato e padre di tre figli, in seguito alla perizia è risultato sano di mente e quindi va processato. Nel 2017 aveva iniziato a pagare sconosciuti per far seviziare, sotto la sua regia e con smartphone in mano, la giovane, afflitta da un forte ritardo mentale, incapace anche di parlare, di chiedere aiuto, persino di urlare.

LA DENUNCIA DI UN GIOVANE NIGERIANO

A settembre, al commissariato di Monteverde, si era presentato da loro un ragazzo nigeriano. «Sono stato avvicinato da un uomo» – aveva raccontato – «che mi ha proposto un rapporto con la figlioletta, offrendomi 20 euro. Fermatelo». Lui stesso ha fatto da esca, ricevendo in premio il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Ora anche due ragazzi africani rischiano la condanna per violenza sessuale: per loro è stata chiesta una pena di due anni e otto mesi. Il Campidoglio, in veste di tutore legale, ha chiesto un milione di euro di risarcimento per la vittima.

Sono storie che un genitore non vorrebbe mai leggere mai ascoltare , eppure la vita è ingiusta regala pietre preziose a chi non merita neanche un secondo di ossigeno su questa terra.

Carlo Vanzina e il racconto di una generazione spensierata.

Carlo Vanzina insieme al fratello Enrico figli d’arte , ci hanno regalato la  commedia italiana per 40 anni, raccontavano il nostro paese, con quella comicità mai volgare .

Da yuppies a vacanza di Natale, hanno portato sul grande schermo De Sica, Boldi, Elio Germano, Isabella Ferrari, Monica Bellucci e tanti altri.

Voleva fare il critico cinematografico e si ritrovò ad essere un regista che sarà ricordato , per quelle sane risate tra romani e milanesi con la cura di non scendere mai nel trash volgare.

Negli anni Ottanta i film più di successo di Vanzina furono quelli con Jerry Calà o Diego Abatantuono, e in certi casi con loro due insieme. Sapore di mare, uno dei suoi film più famosi, uscì nel 1983: era ambientato negli anni Sessanta e c’erano Virna Lisi, Marina Suma, Karina Huff, Alba Parietti, Isabella Ferrari e Jerry Calà. Il film non si intitolò “Sapore di sale”, perché i diritti per un film con quel titolo erano già presi.

Negli anni successivi Vanzina ha diretto anche film di altro genere: film polizieschi e produzioni straniere, per esempio La partita, ambientato nella Venezia del Diciottesimo secolo, con Matthew Modine e Faye Dunaway

In anni più recenti Vanzina ha diretto, tra gli altri: Ex: Amici come prima!, Mai stati uniti, Sapore di te, Un’estate ai Caraibi, Il ritorno del Monnezza e Eccezzziunale veramente Capitolo secondo… me.

Quell’Italia quella commedia che vorremmo ancora raccontare ai nostri figli senza dover ridere per forza, quella commedia piena di verità, dove ognuno di noi ci si è rispecchiato si è fermato a riflettere.

In quanti abbiamo sognato con Sapore di Sale, ancora oggi ti lascia quel senso di voglio continuare a sognare, perché in fondo noi quarantenni nelle storie dei fratelli Vanzina, ci siamo rivisti in ogni scena dei loro film.

Abuso psicologico nelle coppie

Il compagno di vita non è il nostro psicologo , non è il nostro svuotare negatività non è appoggiarsi a lui per dimenticare il passato. Il passato va curato altrimenti le relazioni saranno malate.

Nel corso degli anni, nell’ambito della ricerca sulla violenza tra partner sono state identificate tre macro-categorie di violenza: fisica, sessuale e psicologica. Mentre sono state condotte svariate ricerche sul tema della violenza fisica e sessuale, l’abuso psicologico è divenuto oggetto di ricerca scientifica solo recentemente. L’importanza di tali ricerche risiede non solo nella crescente diffusione del fenomeno, ma anche alla sua associazione con la violenza fisica e sessuale.

La maggior attenzione posta alla ricerca sulla violenza fisica può essere spiegata con la difficoltà nella identificazione e definizione dell’abuso psicologico tra partner. Un elemento di problematicità è rappresentato dalla relatività storico-culturale in base alla quale ciò che può essere definito come psicologicamente abusivo varia da un’epoca all’altra e da una cultura all’altra. Ancora, a differenza dalla violenza fisica, l’abuso psicologico non comprende solo atti immediatamente riconoscibili ed evidenti ma anche comportamenti più subdoli, come l’indifferenza verso le emozioni dell’altro, difficili da rilevare e che non necessariamente si manifestano attraverso l’espressione di un conflitto manifesto. Il conflitto, infatti, può essere visto come una forma di confronto e di scambio, poiché implica l’esistenza di due punti di vista diversi; al contrario, la violenza psicologica spesso si basa sul disconoscimento dell’altro e della sua realtà, impedendo una possibilità di dialogo e quindi anche di espressione del conflitto.

Nonostante la variabilità storico-culturale e la complessità fenomenologica che la caratterizza, vi è un generale accordo in letteratura nel considerare psicologicamente abusivi quei comportamenti, reiterati e sistematici, che ledono l’autostima, il senso di sicurezza e dell’identità del partner, come ad esempio mettere in atto comportamenti volti ad isolare ed a controllare il partner limitandone le attività e i contatti sociali, umiliarlo, punirlo facendolo sentire in colpa e mantenendone la paura e la sottomissione con minacce ed aggressioni verbali.

Le relazioni di coppia violente, a livello comportamentale, sono basate sulla tendenza a limitare la libertà personale, isolare la vittima e alimentarne la dipendenza; a livello emotivo, prevale il mantenimento della paura attraverso le minacce, le intimidazioni e il ricatto; sul piano cognitivo, i comportamenti denigratori e di ridicolizzazione colpiscono direttamente il senso di sé, danneggiano l’autostima e pongono la vittima in una situazione di incertezza e confusione. Anche il linguaggio e la comunicazione, contraddittoria e paradossale, hanno un ruolo importante nel mantenere l’incapacità di pensare, agire e opporsi.

Forse perché l’amore viene riconosciuto poco , forse perché crediamo che sia amore quel qualcosa che arde che si chiama eccitazione e che con il terminare diventa possessione.

Saper distinguere chi ama noi e non le nostre posizioni, saper distinguere le persone fragili che si appoggiano su noi, quello non è amore è trovare qualcuno a cui svuotar i nostri pensieri le nostre negatività.

Ai primi segnali scappiamo perché l’amore è altro.

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